Le politiche migratorie e repressioni del fenomeno sotto la guida Salvini: cosa cambia rispetto al passato

Le politiche migratorie e repressioni del fenomeno sotto la guida Salvini: cosa cambia rispetto al passato

Matteo Salvini ha cambiato tutte le politiche migratorie. Sbarchi quasi azzerati e espulsioni più facili

Di Alessia Saputo

Il programma politico del 2018 presentato alla luce delle scorse elezioni dall’attuale ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini, annunciava che tra i punti di maggior importanza e tra le problematiche a cui il premier avrebbe voluto porre particolare attenzione ci sarebbe stato anche quello del fenomeno migratorio. Come si legge dal manifesto in questione infatti: «Nessuno deve sentirsi costretto a lasciare il proprio Paese e le proprie radici per ragioni economiche. Possiamo davvero aiutare le aree del pianeta più svantaggiate sostenendo progetti in loco, non certo accogliendo tutti. L’Africa in Italia non ci sta!». L’intenzione di Salvini è sempre stata quella di regolamentare l’immigrazione e i rimpatri dei migranti, lavorare per una maggiore protezione internazionale, ma anche inserire all’interno della legislazione italiana il reato di immigrazione irregolare e soffermarsi sul concetto di permesso di soggiorno e cittadinanza.
La linea politica percorsa dal leader del Centro Destra è sempre stata quella di repressione nei confronti di un complesso business dell’immigrazione che, oltre a causare numerosissime morti, cela risvolti scandalosi, tra i quali torture e abusi sessuali. L’obiettivo prefissato infatti è quello di salvare le vite di migliaia di innocenti, ostacolando e impedendo le partenze dei cosiddetti “barconi della morte” dai Paesi d’origine e che veri e propri affari per qualcuno, si trasformano in disgrazia per molti altri.
La strategia salviniana messa in atto verte anche sul dialogo con gli altri Paesi affinché il Mediterraneo non sia più un cimitero per tutti quei disperati che vedono nell’Italia la nazione del lavoro e del benessere: «Pregare e commuoversi non basta – dice Salvini- lavoro perché tutti gli organismi internazionali si impegnino per fermare partenze, sbarchi e morti. C’è un unico modo per salvare queste vite: meno gente che parta, più rimpatri. La vita è sacra e per salvarla bisogna evitare che salgano sulle carrette del mare».
Approvato dal Senato con 163 sì e 59 no, il “Decreto Sicurezza” ha visto anche 336 voti favorevoli alla Camera contro i 249 voti contrari, trovando l’approvazione definitiva di Montecitorio nello scorso 29 novembre, passando quindi da provvedimento a vera e propria legge. Il titolo del decreto-legge: “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa”, lascia intendere come gli argomenti sui quali esso si concentra siano numerosi, tra i quali rientrerebbe anche quello dell’immigrazione. Attraverso il decreto, Salvini si focalizza su alcuni punti principali: lotta ai reati che conducono all’annullamento di sospensione della richiesta di asilo politico (violenza sessuale, spaccio di droga, furto e lesioni aggravate a pubblico ufficiale); trattenimento nei centri per il rimpatrio da un massimo di 90 a 180 giorni; revoca della cittadinanza qualora la persona in questione sia ritenuta una possibile minaccia per lo Stato italiano.
A riprova di ciò il cambiamento è ben visibile: nel 2018 ci sono stati molti meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente, e così anche per i primi mesi dell’anno in corso. Dall’inizio del 2019 sono stati registrati 155 arrivi sulle coste italiane rispetto ai 3.176 del 2018, e per la prima volta il numero dei rimpatri è superiore a quello degli arrivi. Non bisogna dimenticare che salvare vite è il primo obiettivo prefisso dalla manovra in questione.

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