Mameli, Novaro e quell’Inno che ha consacrato l’Italia unita (da allora in tutto il mondo)
È probabilmente il brano di musica popolare più noto del nostro paese, nonché il tema che presenta l’Italia nelle occasioni importanti a livello mondiale.
Sulle note che lo costituiscono si sono pronunciati critici musicali di ogni livello, ma al di là di qualsiasi giudizio estetico riguardo l’accompagnamento della poesia di Goffredo Mameli – leggendario patriota morto a soli 21 anni – è indubbio che il canto esprima prima di tutto il pathos di un momento storico fondamentale per il nostro paese, e che il sentimento patriottico conseguente possa essere percepito anche da chi non conosce nel dettaglio le vicissitudini legate alla nascita di questo autentico manifesto nazionale.
A tal proposito è importante ricordare gli eventi che hanno coinvolto i due autori dell’opera – oltre a Mameli anche il musicista Michele Novaro – i cui contributi alla causa risorgimentale erano evidentemente destinati a rimanere impressi nei secoli.
Di Mameli pochi conoscono le imprese che gli permisero di essere arruolato nell’esercito di Giuseppe Garibaldi a soli vent’anni, per giunta con il grado di capitano: proveniente da una nobile famiglia sarda, aveva partecipato all’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata da Genova degli austriaci, e nel marzo del 1848 organizzò una spedizione di trecento volontari da mandare in aiuto di Nino Bixio.
Quest’ultima azione fu decisiva per l’arruolamento nelle fila dei patrioti italiani, che sostenne poi durante la proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio 1849), nel corso della quale fu ferito a morte.
La maggior parte del grande pubblico, tuttavia, ignora quanto il giovane Mameli fosse anche appassionato di poesia, visto il suo impegno letterario nella composizione di liriche vicine ai sentimenti romantici allora in voga. Stiamo parlano de Il giovane crociato, L’ultimo canto, La vergine e l’amante ma soprattutto l’Inno militare, il secondo da lui composto, musicato il 18 ottobre 1848 a Parigi da Giuseppe Verdi (che l’aveva avuto da Mazzini, scontento del primo). Si tratta di un brano interessante perché oggetto di una trattazione specifica da parte del musicista, il quale fu incline a cambiarne alcuni versi dal punto di vista metrico così da renderli meno difficili musicalmente parlando (quindi più popolari).
I componimenti di Mameli sono un’ennesima dimostrazione di quanto la poesia romantica italiana fosse in primo luogo patriottica e intesa a fini pratici: incitare alla lotta, esaltare le glorie del passato, deprecare il dispotismo e l’oppressione straniera, diffondere i valori fondamentali dell’epoca come l’amor di patria, la fratellanza nazionale, la libertà.
Non a caso il carattere oratorio di queste composizioni fu contraddistinto dall’uso di metri rapidi e martellanti come il decasillabo, l’ottonario e il settenario, che danno l’impressione di un canto di battaglia.
Il compositore genovese Michele Novaro, ricevuto l’inno il 10 novembre 1847, scelse di renderlo per l’appunto come una marcia nel tempo di 4/4 e nella tonalità di Si b Maggiore, dal carattere orecchiabile e dalla linea melodica facile da memorizzare.
Il testo intero non viene mai eseguito ed è ricco di riferimenti risorgimentali, presenti soprattutto nella seconda strofa (in cui si parla dell’Italia come di una terra di conquista), e nella quarta; qui, in particolare, gli accenni alla battaglia di Legnano e ai Vespri Siciliani riportano due degli episodi più significativi per il Risorgimento.
Nel video: la versione integrale dell’Inno, con le diverse strofe e il ritornello ricorrente.
L’inno debuttò pubblicamente il 10 dicembre 1847 a Genova, quando sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto fu presentato alla cittadinanza in occasione di una commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici; venne suonato dalla Filarmonica Sestrese davanti a una parte di quei 30.000 patrioti provenienti da tutta Italia, convenuti a Genova per la manifestazione.
Da allora le vicissitudini che lo hanno riguardato nei secoli successivi sono state molteplici: cantato in occasione delle Cinque giornate di Milano, per la promulgazione dello Statuto Albertino e per celebrare la nascita della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini, con l’Unità d’Italia fu sostituito dalla “Marcia Reale” di Casa Savoia, che rimarrà l’inno ufficiale sino alla nascita della Repubblica. Il 12 ottobre 1946, in piena Costituente, l’Italia adottò provvisoriamente l’Inno di Mameli su iniziativa del Ministro della Guerra Cipriano Facchinetti.
Solo di recente, il 15 novembre 2017 (dopo ben 71 anni di provvisorietà), “Fratelli d’Italia” è diventato in modo ufficiale il brano di riconoscimento della Repubblica Italiana, specchio della sua identità e del passato più glorioso che ne ha contraddistinto la storia.
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Giulia Dettori Monna
