
Milano, la ‘ndrangheta controllava i parcheggi dell’aeroporto di Malpensa. 34 arresti
La mafia calabrese controllava parcheggi e negozi. Nell'indagine della Dda spunta il nome dell'ex sindaco di Lonate Pozzollo Danilo Rivolta
Politica e affari loschi della ‘ndrangheta tra Calabria, Varese e Milano, in particolar modo per quanto riguarda la gestione di attività commerciali e di parcheggi attorno all’aeroporto di Malpensa. I carabinieri hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone, 32 italiani, un marocchino e una romena, in varie province italiane. Al centro dell’inchiesta vi sono le dinamiche della locale di ‘ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese), ricostruita subito dopo la rimessa in libertà di uno dei boss Vincenzo Rispoli. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e 7 ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico.
Secondo gli investigatori la cosca aveva messo mano su alcune società che gestiscono i parcheggi attorno all’aeroporto di Malpensa. A quanto pare il Malpensa Car Parking, il Parking Volo Malpensa e metà della società Star Parkings erano sotto il controllo della mafia calabrese. Per questo motivo sono stati sequestrati, come anche altri beni per un valore complessivo di due milioni di euro.
A permettere di ricostruire la cappa criminale è stato anche il racconto agli inquirenti di un imprenditore che, davanti all’ipotesi di comprare un terreno per farne un parcheggio, si è trovato ad avere a che fare con un “ambasciatore” del clan che lo sconsigliava di mettersi in concorrenza con i calabresi. I boss avevano anche imposto le forniture di caffè ad alcuni esercizi commerciali interno all’aeroporto.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha coinvolto ben 400 carabinieri, avrebbe anche accertato un legame tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta di Forza Italia, già arrestato nel 2017 per tangenti, ed alcuni esponenti della locale di ‘ndrangheta. L’elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): secondo gli inquirenti avrebbe fatto da spia su alcune indagini.
