
No Collusion: il rapporto sul Russiagate lancia la campagna elettorale di Trump per il 2020
Dopo ben quasi due anni di indagini il procuratore Mueller archivia le accuse contro Donald Trump. Un'altra grande balla messa su dai democratici per tirare a campare, La sinistra ormai perde in tutto il Mondo e non vuole rassegnarsi
674 giorni, per un totale di 22 mesi e un costo di 25 milioni di dollari. Questi i numeri dell’indagine condotta dal procuratore speciale Robert Mueller, passata alla storia come Russiagate. Un pool di 17 avvocati e un grand jury per decidere se il Presidente americano Trump fosse o meno direttamente coinvolto nelle presunte interferenze del governo Russo durante le scorse elezioni presidenziali del 2016.
I risultati che emergono dalle oltre 6000 pagine di rapporto che Mueller ha consegnato domenica scorsa nelle mani del ministro della Giustizia William Barr sono tutti a favore del presidente in carica.
In una lettera di sintesi di quattro pagine inviata da Barr al Congresso e alla Casa Bianca si legge a chiare lettere che “il procuratore speciale non ha rinvenuto che la campagna di Trump, o qualcuno associato con questa, abbia cospirato o si sia coordinato con il governo russo nei suoi sforzi, nonostante le varie offerte giunte da individui affiliati con la Russia per assistere la campagna delle presidenziali”. No collusion dunque. Trump esulta su twitter lanciando quello che potrebbe diventare il suo nuovo slogan elettorale.
La prassi per le indagini speciali è stata rispettata. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha infatti dichiarato che l’amministrazione Trump è stata informata alle 15 locali (le 21 in Italia) del contenuto del rapporto dal quale il presidente esce “totalmente scagionato”. “Il rapporto di Muller conferma quanto gente sana di mente come noi sapeva da tempo, cioè che c’è stata zero collusione con la Russia”, ha commentato Donald Trump Jr., il figlio del presidente, prevedendo che i media che da anni attaccano il padre, invece di chiedere scusa, ora rincareranno la dose con teorie sulla cospirazione di ogni tipo. Esulta anche il primo legale del presidente americano, a capo di un pool di 40 avvocati, Rudolph Giuliani, che a caldo ha detto: “E’ meglio di quanto mi aspettassi”.
Parrebbe una vittoria su tutta la linea se non fosse per la seconda parte del rapporto dedicata all’accusa di ostruzionismo della giustizia da parte del candidato Trump una volta diventato Presidente, nella quale si leggono parole sibilline e pilatesche di Mueller secondo cui “questo rapporto non sostiene che il presidente abbia commesso un crimine, ma non lo esonera neanche”.
La palla, quindi, passa ora alla politica. I Democratici, che da questo rapporto si aspettavano ben altro, chiedono a gran voce la pubblicazione integrale dello stesso. Decisione che spetta unicamente al Ministro della giustizia Barr che dovrà, però, tenere conto di una risoluzione approvata all’unanimità alla Camera (deputati repubblicani compresi) nelle scorse settimane con la quale si chiede l’assoluta trasparenza dei risultati dell’inchiesta.
Su quel “non lo esonera” si giocheranno tutte le prossime mosse degli avversari di Trump. Il reato di ostruzione della giustizia è considerato l’anticamera dell’impeachment per i presidenti americani ed è a questo che punta l’opposizione. Eppure se dopo 22 mesi di indagini, centinaia di ore di interrogatori, migliaia e migliaia di pagine di documenti raccolti, l’incriminazione di 34 persone, di cui 25 cittadini russi (12 agenti d’intelligence e 13 hacker), 3 società russe, e 5 persone vicine al presidente Trump, il procuratore Mueller ha concluso che Trump “non ha commesso il crimine”, sembra difficile che il Congresso possa riuscire a ribaltare il risultato. Soprattutto perché l’America sembra essere ancora una volta schierata dalla parte del Presidente. Secondo un sondaggio di UsaToday in collaborazione con la Suffolk University il 50% degli americani ritiene tutta l’indagine sul Russiagate sia davvero una gigantesca “caccia alle streghe”. La verità è che gli americani perdonano molti peccati a questo presidente, le sue intemperanze verbali, il suo essere costantemente sopra le righe e anche il gioco sporco che ci può essere stato con i russi, perché le cose nel paese vanno bene. Il lavoro c’è per tutti, i soldi girano, le tasse si pagano meno e l’economia continua a trainare il primo paese del mondo al grido di America First.
Ai Democratici quindi non resta che aspettare la, probabile ma non certa, pubblicazione completa del rapporto, se non altro, per ottenere la mole di informazioni raccolte da Mueller su Trump che potrebbero essere molto dannose per il presidente nonostante non siano valse una richiesta finale di impeachment, per usarle come base per altre inchieste che, vista l’attuale maggioranza alla Camera, hanno il potere di portare avanti. Ma sarebbero comunque tutte inchieste collaterali e su altri temi perché per ciò che riguarda la collusione Mueller e il suo staff sono stati chiari.
Per il Presidente Trump si tratta di un trionfo politico. La percezione attuale all’indomani della pubblicazione della sintesi del rapporto è travolgente: assoluzione piena. Si potrà discutere per mesi in politichese sui tecnicismi delle 6mila pagine, ma nulla scalfirà la base elettorale che già era convinta dell’innocenza di Trump quando sembravano esserci tutti i presupposti per un’incriminazione figuriamoci adesso che è finita in un nulla di fatto.
La conclusione delle indagini sul Russiagate è passata dall’essere una spada di Damocle sul collo del presidente in carica a una rampa di lancio per la sua rielezione nel 2020. Sono già partite dal suo comitato elettorale migliaia di lettere ai suoi sostenitori nelle quali, oltre a comunicare la notizia della mancata collusione, si chiedono donazioni per sostenere la prossima campagna.
Il rapporto di Mueller di fatto legittima e convalida la visione del mondo che il presidente predica tutti i giorni: c’è un grande complotto contro di lui, le accuse sono soltanto una caccia alle streghe, i media sono il nemico del popolo assieme ai traditori che si annidano negli apparati dello stato.
Con buona pace dei Democratici e degli oppositori di Trump convinti di dare una spallata al governo repubblicano e che invece, per il momento, devono dire addio ai loro sogni di gloria.
