Omicidio Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale condannato all’ergastolo

Omicidio Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale condannato all’ergastolo

La Corte di Assise di Macerata accoglie la richiesta dell'accusa per lo stupro, l'omicidio e l'occultamento di cadavere. Alla lettura della sentenza in aula parte un forte applauso. I genitori: "Giustizia è stata fatta"

Ergastolo e 18 mesi di isolamento diurno. È questa la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Macerata nei confronti di Innocent Oseghale, il pusher nigeriano accusato di aver violentato, ucciso, e fatto a pezzi Pamela Mastropietro (la foto è di TPI). Oseghale è stato giudicato colpevole di tutti i reati che gli erano stati contestati: l’omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, il vilipendio, la distruzione del cadavere e l’occultamento dei resti della 18enne romana nelle due valigie abbandonate sul ciglio della strada a Pollenza. La decisione dei giudici è arrivata dopo cinque ore di camera di consiglio. In aula, a pochi metri dall’imputato, erano presenti i genitori di Pamela, Alessandra Verni e Stefano Mastropietro, oltre alla nonna, i parenti e gli amici. Alla lettura della sentenza è partito un forte applauso. I genitori si sono commossi e si sono abbracciati. “Ero ottimista, è stata fatta giustizia – ha dettò il papà di Pamela. – Ci sono sempre stato in aula, ero dietro il sipario. Non auguro a nessuno quello che abbiamo passato in questo periodo. Ascoltare i dettagli al processo? È stato molto difficile. Ora bisogna andare avanti e farsi coraggio”. Soddisfatta anche l’accusa. “Avevamo chiesto l’ergastolo ed ergastolo è stato – è stato il primo commento del procuratore di Macerata Giovanni Giorgio. – È stato un lavoro duro, c’è stata tanta pressione mediatica, ma noi abbiamo cercato sempre di tenere i piedi per terra. Questa è solo una prima tappa, probabilmente ci sarà un ricorso in appello e forse la Cassazione. Per me la cosa importante era arrivare a una sentenza in termini ragionevoli, in un anno e mezzo, questo è motivo della mia soddisfazione”.

L’omicidio Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro si allontana dalla comunità di Corridonia, dove è ricoverata per la sua dipendenza dalle droghe il 28 gennaio del 2018. Per un paio di giorni sono continui gli appelli per ritrovarla finché il 31 gennaio viene data la notizia del ritrovamento di una valigia con i resti umani di una giovane donna a Pollenza. L’esame del DNA conferma che si tratta di Pamela Mastropietro e poco dopo viene arrestato come autore del delitto Innocent Oseghale, cittadino nigeriano 30enne, già noto alle forze dell’ordine per spaccio di droga. La nazionalità dell’uomo scatena la tentata strage che si consuma il 4 febbraio a Macerata ad opera di Luca Traini, 28 anni, che per intolleranza ed odio spara all’impazzata su un gruppo di cittadini stranieri. Intanto sul registro degli indagati finiscono altri due uomini per l’omicidio di Pamela ma poi escono di scena e l’unico imputato rimane solo lui, Oseghale. Secondo la ricostruzione processuale il nigeriano avrebbe agganciato Pamela ai giardinetti, promettendole la dose di droga che cercava e convincendola a raggiungere il suo appartamento di via Spalato. Lì si sarebbe poi consumata la violenza sessuale ed il tentativo di ribellione da parte della ragazza, che per questo sarebbe stata accoltellata. Per il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli Pamela infatti non è morta di overdose, ma è stata uccisa da Oseghale con delle coltellate perché voleva andarsene da quella casa dopo che il 30enne pretendeva da lei rapporti sessuali. “Oseghale ha strumentalizzato Pamela come un giocattolo – ha spiegato il procuratore. – Si era ripresa ma era in stato confusionale dovuto alla droga, lui frettolosamente ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto non protetto”. Secondo l’accusa in particolare le coltellate al fegato sarebbero state inferte alla giovane quando era ancora viva dopo un rapporto sessuale in cui l’imputato avrebbe abusato dello stato d’inferiorità della 18enne stordita dall’assunzione di eroina. Pamela avrebbe tentato di andarsene dalla casa ma sarebbe stata picchiata ed accoltellata a morte con uno choc emorragico dovuto alle ferite al fegato.

La versione di Oseghale

Diverso il racconto dell’imputato. Il nigeriano ha sempre ammesso di aver fatto a pezzi il corpo di Pamela ma ha negato di averla violentata e uccisa. La ragazza sarebbe morta per overdose e il rapporto tra i due, fuori casa, sarebbe stato consenziente. Oseghale ha raccontato che Pamela si sarebbe iniettata una dose e si sarebbe sentita male. “Mentre stavo mettendo la musica, ho sentito un tonfo. Sono andato a verificare cosa fosse successo e ho trovato la ragazza a terra, le fuoriusciva qualcosa dalla bocca, l’ho presa in braccio e appoggiata sul letto”, ha spiegato. Dopo, pensando che stesse meglio, sarebbe uscito per fare una consegna di droga. “Quando sono tornato a casa lei non respirava più”, ha continuato. Preso dal panico avrebbe cercato di disfarsi del corpo ma visto che non entrava nella valigia avrebbe deciso di tagliarla a pezzi. “Voglio pagare per il crimine che ho commesso, ma non per quello che non ho fatto”, ha concluso.

Ora invece in primo grado è stato condannato all’ergastolo per tutti i reati contestati dall’accusa e come conseguenza della sentenza, dato che Oseghale è padre di due bimbi avuti da una donna italiana, i magistrati hanno stabilito la decadenza dalla potestà genitoriale e l’interdizione dai pubblici uffici.

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