
Sparatoria a Sydney: 16 morti e 38 feriti
Sparatoria a Sydney nel corso di una cerimonia ebraica. Ucciso uno degli attentatori e ferito l’altro. Si riconducevano all’Isis. Anthony Albanese intende inasprire la legge sul porto di armi.
Sparatoria a Bondi Beach, nella periferia orientale di Sydney in Australia, mentre si svolgeva la celebrazione per la festività ebraica della Hanukkah. Il bilancio è stato comunicato da Ryan Park, ministro della salute del Nuovo Galles del sud.
Subito sono scattati i soccorsi e le indagini, che hanno portato all’identificazione di due uomini: Said Akram e suo figlio Naveem, che nel 2019 avevano prestato giuramento all’Isis. Il più giovane, rimasto ferito nello scontro, aveva il porto d’armi per una sola arma, mentre il padre, ucciso nello scontro, poteva detenerne ben sei. E le aveva portate tutte sul ponticello pedonale di Bondi Beach.

Anthony Albanese
Tra l’altro Naveed era tenuto sotto controllo da sei anni, da quando venne considerato legato a Isaak El-Matari, ancora in carcere, l’auto proclamato comandante di Daesh in Australia. Per il primo ministro australiano Anthony Albanese, che si riferisce all’attacco a Sydney, “non ci sono prove di collusione, né che queste persone facessero parte di una cellula” ma per il premier australiano i due erano chiaramente motivati da un’ideologia estremista. A bordo della loro auto, con la quale si sono recati sul luogo dell’attentato, sono state trovate anche bandiere nere.
In seguito a questo episodio le leggi sulla circolazione delle armi in Australia, già severe, saranno ulteriormente inasprite, come conferma Albanese: “Il Governo è pronto a prendere tutte le misure necessarie, in particolare la necessità di leggi più severe sulle armi da fuoco. Quello che abbiamo visto ieri è un atto puramente malvagio, antisemita e terroristico sulle nostre coste“.
