
Storia, Pazzaglia racconta nel suo libro La Conversione di Gemelli il passaggio ‘da Edoardo a frate Agostino’.
La ricerca, documentata con lettere indirizzate al giovane Edoardo da parte di personalità come Ludovico Necchi e don Giandomenico Pini - continua l'autore - consente "di fissare, in modo puntuale e documentato, i vari momenti del processo attraverso cui Gemelli giunse alla sua decisione di convertirsi e di farsi frate. Ma, soprattutto, esse si rivestono di particolare significato, poiché consentono di registrare i contrastanti sentimenti che il giovane Edoardo visse, prima d'essere raggiunto definitivamente dalla grazia: sentimenti di colpa e amarezza nel dover confessare a se stesso gli errori della vita precedente, ma al contempo sentimenti di pace e gioiosa speranza in un futuro di unione con Dio". L'innovativo studio si snoda a partire dall'ambiente familiare al periodo scolastico e presso l'Università di Pavia, passando attraverso gli influssi dei docenti del Seminario pavese e dell'incontro con don Giandomenico Pini, fino al momento della conversione e della vocazione religiosa. Viene approfondito il conflitto con la famiglia, con il conseguente ricatto degli affetti e il richiamo alle responsabilità, fino all'ultimo tentativo di sottrarre Edoardo ai voti e finalmente la professione dei primi voti semplici di povertà, castità e obbedienza nel 1904. Un profilo inedito e sconosciuto, persino intimo, del fondatore dell'Università Cattolica, che ne esalta l'umanità e l'inquietudine di fronte a una scelta radicale e piena d'amore.
Ci sono alcuni momenti nella vita che segnano delle tappe fondamentali, che condizionano tutta l’esistenza. È il caso di Edoardo Gemelli, giovane e promettente scienziato, già vicino alle idee del positivismo e del socialismo, che all’età di venticinque anni sposa la fede cattolica, entrando nell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco. Una decisione sofferta, che apre un doloroso conflitto familiare e che provoca uno scandalo, amplificato dagli articoli sulla stampa del tempo: il suo viene definito il” suicidio di un’intelligenza”, frutto di una mente instabile. La scelta di abbracciare la fede cattolica prendendo i voti e diventando frate Agostino, avvenuta nel Giovedì Santo della Pasqua del 1903, viene ripercorsa da Luciano Pazzaglia, già ordinario di Storia dell’educazione presso l’Università Cattolica e direttore dell’Archivio per la storia dell’educazione in Italia, nel volume “La conversione di Gemelli. Da Edoardo a frate Agostino”, che esce con i tipi di Morcelliana (176 pagine, 16 euro), tra le numerose iniziative che festeggiano il centenario della fondazione dell’Università Cattolica. Reticente, come è noto, nel fornire notizie su quella che era stata la sua esperienza personale di conversione “quella di Gemelli fu una conversione che giunse a conclusione di una profonda e lenta maturazione e sotto l’influsso di diverse circostanze: dall’insoddisfazione per la precedente mentalità acquisita durante gli anni universitari all’incontro con persone e uomini che, in maniera indistinta ma continua, contribuirono a far emergere in lui il bisogno di dare alla propria vita un nuovo orientamento, fino al momento in cui, aldi fuori di ogni evenienza esterna, egli si sentì attraversare da una sorta di ‘propulsione’ che lo spingeva ad affidarsi a Dio”, scrive Pazzaglia nella Premessa.
La ricerca, documentata con lettere indirizzate al giovane Edoardo da parte di personalità come Ludovico Necchi e don Giandomenico Pini – continua l’autore – consente “di fissare, in modo puntuale e documentato, i vari momenti del processo attraverso cui Gemelli giunse alla sua decisione di convertirsi e di farsi frate. Ma, soprattutto, esse si rivestono di particolare significato, poiché consentono di registrare i contrastanti sentimenti che il giovane Edoardo visse, prima d’essere raggiunto definitivamente dalla grazia: sentimenti di colpa e amarezza nel dover confessare a se stesso gli errori della vita precedente, ma al contempo sentimenti di pace e gioiosa speranza in un futuro di unione con Dio”.
L’innovativo studio si snoda a partire dall’ambiente familiare al periodo scolastico e presso l’Università di Pavia, passando attraverso gli influssi dei docenti del Seminario pavese e dell’incontro con don Giandomenico Pini, fino al momento della conversione e della vocazione religiosa. Viene approfondito il conflitto con la famiglia, con il conseguente ricatto degli affetti e il richiamo alle responsabilità, fino all’ultimo tentativo di sottrarre Edoardo ai voti e finalmente la professione dei primi voti semplici di povertà, castità e obbedienza nel 1904. Un profilo inedito e sconosciuto, persino intimo, del fondatore dell’Università Cattolica, che ne esalta l’umanità e l’inquietudine di fronte a una scelta radicale e piena d’amore.
