Omicidio Loris, confermata in Cassazione la condanna a 30 anni per la madre Veronica

Omicidio Loris, confermata in Cassazione la condanna a 30 anni per la madre Veronica

Il delitto risale al 2014. La donna si è sempre professata innocente. Il padre del piccolo si dice soddisfatto. Ora per la Panarello arrivano i processi per calunnia e minacce di morte nei confronti dell'ex suocero

La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Veronica Panarello, colpevole di aver ucciso e occultato il corpo del suo figlioletto Loris Stival, strangolato con delle fascette di plastica il 29 novembre 2014 nell’abitazione di famiglia a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. La madre disse di averlo portato a scuola quel giorno ma fu smentita dai video delle telecamere di sorveglianza e cambiò poi più volte versione, professandosi sempre innocente. Il corpo del piccolo fu ritrovato in un canalone.

La donna, che si trova ora nel carcere di Torino, era stata condannata in primo grado nel 2016 e in appello nel 2018.

Finalmente è finita…”, ha detto Andrea Stival, padre di Loris al telefono con il suo legale, l’avvocato Daniele Scrofani, “La Giustizia oggi mette un punto definitivo su questa tragica e drammatica vicenda: è stata la madre a uccidere Loris. Adesso bisogna pensare al futuro“, ha invece commentato il legale.

Intanto la Panarello dovrà rispondere adesso di calunnia e minaccia di morte nei confronti del suo ex suocero, Andrea Stival. Il prossimo 26 novembre la donna dovrà comparire in aula, al Tribunale di Ragusa, al processo che la vede accusata di calunnia nei confronti del nonno del piccolo Loris, accusato da lei di aver ucciso il nipote perché voleva rivelare al padre di una presunta relazione tra l’uomo e la stessa Panarello.

Il 24 gennaio invece, davanti al Tribunale monocratico di Catania, comincerà il processo per le minacce di morte che la donna ha rivolto al suocero a conclusione della lettura della sentenza della Corte d’assise d’appello di Catania: “Sei contento? Sai cosa ti dico – gli urlò contro -: prega Dio che ti trovo morto perché altrimenti ti ammazzo con le mie mani quando esco…”.

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