Omicidio Chiara Ugolini: Impellizzeri si è suicidato in carcere
Accusato dell’omicidio di Chiara Ugolini del 5 settembre scorso, Emanuele Impellizzeri si è suicidato questa mattina nella cella dove si trovava in custodia cautelare, poche ore prima di un interrogatorio.

A riferirlo è Gennarino De Fazio, segretario nazionale della Uilpa Polizia Penitenziaria, la notizia è stata poi confermata Mattia Guidato, avvocato d’ufficio di Impellizzeri.
Facciamo un passo indietro. Chiara Ugolini, 27 anni, alle 14 di domenica 5 settembre scorso sta rientrando in casa dal lavoro. Gestisce un negozio di abbigliamento a Garda insieme al padre del fidanzato, e alle 18 deve rientrare nel turno. Il compagno e convivente, Daniel Bongiovanni, non avendo sue notizie inizia a chiamarla al cellulare, insistendo fino alle 20, quando anche lui rientra nell’appartamento e trova la ragazza uccisa. Non passano nemmeno tre ore, e alle 22.30 dalle parti del castello di Firenze Impruneta una pattuglia della stradale ferma un uomo di 38 anni, Emanuele Impellizzeri, mentre è diretto verso Roma con la sua moto, quasi stesse cercando di fuggire da qualcosa.
I carabinieri iniziano subito le indagini. Sulle finestre e le porte dell’appartamento di Chiara non ci sono segni di effrazione, indizio forse che la ragazza conosceva il suo assassino. Bisogna restringere il cerchio dei sospetti, subito si pensa a quell’uomo fermato sulla moto e nel giro di poco si capisce che tipo è. Già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, violenza, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e condannato nel 2006 per due rapine, Impellizzeri lavora in una carrozzeria ed è in affidamento di prova nei servizi sociali, al piano terra della palazzina dove viveva Chiara. Sul suo profillo Facebook gli investigatori trovano scritte e immagini su Mussolini e una generale ostentazione di forza fisica.
Secondo le prime ricostruzioni Impellizzeri, poco dopo la morte di Chiara, avrebbe prelevato 200 euro per poi tentare di fuggire in moto. Messo alle strette, confessa quasi subito, e tra l’altro gli investigatori si spiegano la mancanza di segni di effrazione: semplicemente l’uomo si era calato da una delle finestre della scala interna al condominio, che si affacciano sul terrazzino dell’appartamento di Chiara.
L’autopsia sul corpo della ragazza, eseguita nell’istituto di medicina legale di Verona e durata quasi quattro ore, permette di scoprire altri elementi. Emergono molti segni di traumi interni, soprattutto all’addome e alla nuca, causati da una violenta colluttazione tra lei e il suo assassino ma non sufficienti a causare la morte. Ma c’è dell’altro: nello stomaco di Chiara vengono trovate numerose tracce di candeggina, e si ipotizza che l’aggressore abbia cercato di stordirla o impedirle di urlare premendole uno straccio imbevuto sul viso.
Il 17 settembre Marzio Bruno Guidorizzi, Gip di Verona, conferma l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Impellizzi finisce così in una cella del carcere fiorentino di Sollicciano, da dove viene poi trasferito nel penitenziario di Montorio, a Verona, in attesa di giudizio. Giudizio che non gli arriverà mai, poiché alle 5.30 di questa mattina, poche ore prima di dover affrontare un interrogatorio cruciale, è stato ritrovato impiccato nella sua cella.
