Tragedia a Muggia, il piccolo Giovanni trovato senza vita, il lutto di un’intera comunità

Tragedia a Muggia, il piccolo Giovanni trovato senza vita, il lutto di un’intera comunità

La madre, già seguita dai servizi sanitari, è stata arrestata dopo il ritrovamento del bambino; la comunità si stringe nel lutto.

Una Muggia sconvolta. La morte del piccolo Giovanni ha gettato l’intera comunità e quelle vicine in un dolore profondo, lasciando sconcerto e incredulità. Una tragedia che molti definiscono inspiegabile, avvenuta proprio nei giorni in cui la madre aveva potuto ricominciare a vedere il figlio senza la presenza degli assistenti sociali, dopo un lungo periodo di incontri protetti. La stessa donna che poi avrebbe compiuto il gesto più brutto, che ha spezzato la vita di suo figlio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, mercoledì il bambino era con la mamma e sarebbe dovuto rientrare dal padre alle 21. Non vedendolo arrivare e non riuscendo a contattare la moglie, l’uomo ha allertato la polizia. Gli agenti, giunti nell’abitazione, non riuscendo ad entrare, hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco che, con un’autoscala, hanno raggiunto una finestra ed ad accedere. Davanti ai loro occhi,  una scena drammatica: la donna in stato di choc, con ferite sulle braccia, e il piccolo Giovanni senza vita, con profonde lesioni alla gola, immerso nel sangue.

La madre, 34 anni, di origine ucraina e da tempo seguita dal Centro di salute mentale, è stata ricoverata all’ospedale di Cattinara e poi trasferita in arresto nel carcere di via Coroneo.

Il sindaco, Paolo Polidori, ha proclamato il lutto cittadino. A mezzogiorno, in tutta la regione, si è osservato un minuto di silenzio, mentre le campane della parrocchia richiamavano la popolazione alla preghiera. Un gesto simbolico che ha unito idealmente centinaia di persone nel ricordo del bambino.

Don Andrea Destradi, parroco che stava accompagnando Giovanni verso la Prima Comunione, ha espresso parole cariche di dolore. Conosceva la famiglia da anni e ricorda la madre come una donna in difficoltà, spesso alla ricerca di un lavoro, ma con un disagio più profondo, di natura sanitaria. “Le dicevo di farsi aiutare dai medici”, racconta, “ma non accettava l’idea di averne bisogno”. Il sacerdote non ritiene che la separazione dei genitori sia stata la causa scatenante di quanto accaduto: la situazione familiare era da tempo complessa, ma non aveva mai lasciato presagire un rischio acuto di tale portata.

Anche il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, ha voluto condividere il suo dolore e quello della diocesi. Ha definito la tragedia non solo quella del piccolo Giovanni, ma anche della madre, del padre e di tutti coloro che, pur impegnandosi, non sono riusciti a prevenire l’irreparabile. Ha ricordato come la famiglia fosse seguita da servizi sociali, tribunale, Centro di salute mentale, Caritas e comunità cristiana.

Muggia oggi è una comunità ferita, che cerca di rialzarsi mentre porta nel cuore un peso insopportabile. La tragedia del piccolo Giovanni rimarrà per tutti una ferita profonda, un monito doloroso sulla fragilità umana e sulla necessità di non lasciare mai nessuno solo nella sofferenza.

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