
Terrorismo, Cesare Battisti confessa gli omicidi dopo 40 anni
Battisti chiede scusa ai familiari delle vittime. Il procuratore Greco: "Questo fa giustizia di tante polemiche". Per Salvini deve scontare tutta la sua pena
Ha sempre negato le sue responsabilità. Ieri per la prima volta ha confessato tutto. L’ex terrorista italiano Cesare Battisti (la foto è di Leggo.it), che era stato arrestato lo scorso 13 gennaio dopo una latitanza durata quasi 40 anni tra la Francia e il Sud America, ha finalmente ammesso i quattro omicidi per i quali era stato condannato. Lo ha fatto durante un interrogatorio davanti al pm Alberto Nobili, responsabile dell’anti-terrorismo a Milano. “Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari delle vittime”, ha detto Battisti.
Come membro di un gruppo terrorista di estrema sinistra, chiamato Proletari armati per il comunismo (PAC), fu condannato per quattro omicidi avvenuti tra il 1978 e il 1979, come mandante o come esecutore materiale: quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, ammazzati entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato nel capoluogo lombardo il 19 aprile 1978. Fino a ieri Battisti aveva ammesso la sua partecipazione alla lotta armata e ad alcune rapine, sostenendo però di non aver mai sparato a nessuno. Negli anni a suo favore si schierò un ampio movimento innocentista e in molti criticarono le modalità delle sentenze, basate quasi esclusivamente sulle testimonianze di Pietro Mutti, collaboratore di giustizia e suo principale accusatore. Mutti era considerato da alcuni poco credibile perché i suoi racconti presentavano diversi passaggi poco chiari e talvolta contraddittori. Prima che iniziasse il suo processo nel 1981, Battisti scappò prima in Francia, poi in Messico, per tornare nuovamente in Francia dove si dedicò alla scrittura di romanzi noir, protetto dalla cosiddetta dottrina Mitterrand, una politica con cui il Paese dava ospitalità e sicurezza a ex terroristi italiani purché questi abbandonassero la lotta armata e la violenza. Nel 2004, però, la Francia concedette l’estradizione in Italia. Battisti cercò di opporsi ma non ci riuscì e fuggì di nuovo. Venne nuovamente arrestato nel 2007 a Copacabana, in Brasile, fino a quando nel 2009 gli venne accordato dall’allora presidente Lula lo status di rifugiato politico. Successivamente il rischio di una nuova estradizione lo costrinse a scappare ancora ma la sua latitanza terminò alla fine dello scorso anno quando venne arrestato definitivamente in Bolivia dopo una lunga e ricerca.
“Per lui all’epoca era una guerra giusta, adesso si rende conto della follia di quegli anni di piombo”, ha detto Nobili che però ha tenuto a precisare che Battisti non è un pentito perché si è rifiutato di fare i nomi di altri complici. “Non si parla di collaborazione con la giustizia – ha aggiunto il pm. – Si tratta di importantissime ammissioni, senza chiamare in causa altri protagonisti di quegli eventi. Ha solo ritenuto di fare chiarezza dando un giudizio critico del suo passato”. L’ex terrorista dei Pac ha letto tutte le sentenze che lo riguardavano ed ha ammesso che tutto quello che è stato ricostruito dagli atti giudiziari corrisponde al vero. “Questo fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni – ha spiegato il procuratore di Milano, Francesco Greco – e rende onore alle forze dell’ordine, alla magistratura che lo ha condannato”.
Secondo quanto riferito da fonti accreditate, le ammissioni di Battisti posso allontanare per lui il rischio del 41bis e incidere in modo positivo su eventuali benefici penitenziari come i normali detenuti. Ad ogni modo, il suo legale Davide Staccanella ha precisato che ciò che premeva al suo assistito era togliersi “quell’alone di pericolosità che non ha più”. Nonostante la confessione molto duro è stato il commento del vice premier Matteo Salvini. “A distanza di qualche decennio ha chiesto scusa – ha detto. – Mi aspetto che chiedano scusa anche quegli pseudointellettuali di sinistra che hanno coperto e difeso questo squallido personaggio”. E poi ha aggiunto: “Chiedere scusa è meglio tardi che mai. La rieducazione del carcere per quanto mi riguarda non vale per lui: sarà brutto da dire ma uno che ha ucciso 4 persone non deve uscire dal carcere”. Non si è lasciato intenerire dalle scuse di Battisti neanche il figlio di una delle vittime, Alberto Torreggiani che crede che la giustizia farà il suo corso. “Per ottenere i benefici non basta chiedere perdono – ha spiegato intervistato da Radio Capital. – Se ci saranno gli estremi di legge perché li abbia è lecito che li sfrutti, ma almeno 20 anni deve farli. Deve pagare tutte le pene che gli hanno imputato”.
