
Totò Cuffaro arrestato per corruzione nella sanità siciliana
Salvatore Cuffaro ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione relativa al concorso per operatori socio sanitari in Sicilia. Interrogato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le intercettazioni che lo hanno incastrato. Altre 17 le persone coinvolte.
Totò Cuffaro è stato di nuovo arrestato e si trova ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Ros che, oltre all’ex governatore della Sicilia, ha visto coinvolte altre 17 persone.
I domiciliari di Cuffaro sono stai convalidati dalla Gip di Palermo, Carmen Salustro, sulla base delle richieste della Procura diretta da Maurizio De Lucia. I pubblici ministeri avevano sollecitato i domiciliari anche per gli altri 17 coinvolti.

Già nei giorni scorsi, in base alla nuova normativa sui domiciliari, tutti gli indagati erano stati interrogati dal Gip, con Cuffaro che si era avvalso della facoltà di non rispondere, da qui la notifica dei carabinieri.
Ai domiciliari sono finiti anche il direttore del “Trauma center” Antonio Iacono e Roberto Coletti, l’ex manager di “Villa Sofia Cervello”, azienda sanitaria di Palermo.
Si tratta di una storia, questa volta, che ruota intorno ad appalti e nomine della sanità siciliana, con accuse di corruzione per aver agevolato l’assunzione di alcuni soggetti in un concorso per operatori socio sanitari.
Cuffaro, che già nel 2015 aveva scontato una detenzione di cinque anni per favoreggiamento alla mafia, il giorno dopo una perquisizione nella sua casa aveva ammesso ai carabinieri del Ros: “Sul concorso per gli operatori socio sanitari di Villa Sofia ho fatto una mischiata” per poi essere incastrato dalle intercettazioni.

Tra l’altro, una microspia messa nella sua casa aveva registrato un incontro tra l’ex governatore e una candidata, accompagnata dal padre, alla quale Cuffaro ha passato un foglio dicendo “Qui ci sono gli argomenti” e aveva anticipato il meccanismo del concorso.
La giudice, por non vedendo il reato di associazione a delinquere contestato dalla Procura, ha comunque sottolineato che Cuffaro avrebbe “Con pervicacia e spregiudicatezza, sistematicamente sfruttato il potere politico da più parti riconosciutogli e approfittato delle conoscenze dirette esistenti con pubblici ufficiali, dallo stesso reputati influenzabili in ragione del supporto politico garantito, per assecondare e favorire le richieste avanzate da privati, concludendo accordi illeciti, con grave compromissione dell’interesse pubblico“.
