L’Italia unita ha 160 anni. Storia di un popolo fra disuguaglianze e nessuna cultura identitaria
Il 17 marzo del 1861 nasceva a Torino, nella sede di palazzo Carignano, lo stato italiano libero e unito. Con il suo avvento, grazie al grande e abile statista e politico Camillo Benso, Conte di Cavour, l'Italia ebbe un nuovo assetto liberale che la liberò dai poteri e dalle ingerenze di altri stati
Oggi ricorre l’anniversario della fondazione dell’unita d’Italia, la cui fatidica data è il 17 marzo del 1861. Proprio 160 anni fa, a Palazzo Carignano, a Torino, sede della prima capitale d’Italia, il paese fino ad allora suddiviso in staterelli, fra cui il regno sabaudo, il gran ducato di Toscana e il regno delle due Sicilie, divenne stato unitario,ad opera di un abile statista e grande tessitore e diplomatico, Camillo Benso, Conte di Cavour. Qualche settimana dopo lo statista piemontese sarebbe scomparso prematuramente, lasciando però una pesante eredità ai posteri e un disegno unitario di stato e una nuova società civile. Da quel momento in poi i primi governi del nuovo Stato nazionale, furono caratterizzati dal dominio e dalla leadership della destra capeggiata dai primi ministri Minghetti e Lamarmora. In quegli anni, l’Italia già reduce da due guerre la prima del 1848 e l’altra del 1859, dovette subire una terza nel 1866, con la famosa spedizione di Crimea, dove fra massacri e sogni infranti si avviava a un nuovo percorso irto di ostacoli. Nel 1870 il sogno di affrancarsi dal potere della chiesa, vide la luce e la fine di questa con la famosa “breccia di Porta Pia, dove i bersaglieri al suono della fanfara entrarono a Roma, sancendo la fine e la caduta del pontefice. Nell’anno successivo lo stato italiano per definire e stabilire il suo distacco e autonomia dallo stato pontificio, promulgò le leggi delle guarentigie grazie alle quali pur garantendo al Papa protezione e immunità dello stato pontificio, ne spossessò altri e con questa annessione ampliò il suo territorio. Dopo 15 anni di governo di destra, il 1876 sancì l’avvento al potere della sinistra storica guidata da Agostino De Pretis che divenne subito dopo presidente del Consiglio. Sotto la guida di Agostino De Pretis ebbero luogo riforme importanti quali l’abolizione della tassa sul macinato e la prima legge sull’istruzione scolastica in Italia nota con il nome di legge Coppino del 1877. A seguire poi ci furono i governi di Francesco Crispi e Giovanni Giolitti sui quali pesano luci e ombre, in particolare il secondo che con lo scandalo della banca romana del 1893 dovettero rassegnare le dimissioni Poi il secolo novecento è stato contrassegnato da due guerre mondiali, di cui la prima fu per l’Italia disastrosa, e il periodo che va dagli anni venti sino a 1945, caratterizzato dall’ avvento del fascismo e del governo guidato per circa vent’anni dal più significativo e ingombrante primo ministro di quel periodo il romagnolo Benito Mussolini. Popi, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi l’Italia è diventata repubblicana ereditando sia ideali nobili del passato ma anche vizi e mali ancor oggi presenti. Se dovessimo tracciare un bilancio di questi lunghi e tormentati anni di unità d’Italia dovremmo dire che oggi siamo quello che non volevamo essere ma quello che ci meritiamo di essere. Un paese disincantato fra sogni infranti e un glorioso passato alla ricerca di una cultura identitaria forte che mai il popolo ha avuto.
