
Da Roma a Gerusalemme. Diario di un cammino (Antonello Menne)
A completamento delle tre peregrinationes maiores del Medioevo, Antonello Menne, avvocato, milanese di adozione e formazione ma sardo di origine e sentimento, nel mese di agosto 2019 si è messo in cammino per arrivare a Gerusalemme. Infatti, dopo avere raggiunto Santiago de Compostela e poi, nel 2018, Roma, lungo la Via Francigena, ha voluto raccogliere “dal basso”, attraversando la Cisgiordania, le ragioni del conflitto e della pace, il senso di un percorso che vede, ancora oggi, il mondo ai piedi di Gerusalemme. Un’esperienza radicale e di rigenerazione dello spirito, affrontata con la determinazione necessaria ma anche con un senso di “affidamento”, in compagnia dello zaino pesante e delle inevitabili vesciche e con la consapevolezza che la rinascita passa dalla messa alla prova di sé stessi.
Un mese di cammino sotto il sole cocente. Da Roma a Gerusalemme, nell’occasione degli 800 anni dello sbarco di Francesco di Assisi ad Akko in Alta Galilea, incrociando la storia e le religioni.
Roma, piazza San Pietro è il luogo della ripartenza, di lì alla volta di Otranto, sulle tracce dei Crucesignati medievali, attraversando il basso Lazio, per poi entrare in Campania e quindi in Puglia. Attraversando gran parte dell’Appia antica e poi della Via Traiana, assaporando l’ingresso nei piccoli borghi ma anche l’accoglienza nelle città storiche e annotando incontri, imprevisti, eventi e manifestazioni che legano in un
unico sentimento le persone e i luoghi della grande comunità nazionale.
A completamento delle tre peregrinationes maiores del Medioevo, Antonello Menne, avvocato, milanese di adozione e formazione ma sardo di origine e sentimento, nel mese di agosto 2019 si è messo in cammino per arrivare a Gerusalemme. Infatti, dopo avere raggiunto Santiago de Compostela e poi, nel 2018, Roma, lungo la Via Francigena, ha voluto raccogliere “dal basso”, attraversando la Cisgiordania, le ragioni del conflitto e della pace, il senso di un percorso che vede, ancora oggi, il mondo ai piedi di Gerusalemme. Un’esperienza radicale e di rigenerazione dello spirito, affrontata con la determinazione necessaria ma anche con un senso di “affidamento”, in compagnia dello zaino pesante e delle inevitabili vesciche e con la consapevolezza che la rinascita passa dalla messa alla prova di sé stessi.
Il Diario è quello del pellegrino ma anche del camminatore che annota e scruta, raccoglie suggestioni e rincorre le tracce della storia locale. Con il suo taccuino riunisce storie ed episodi, tappa dopo tappa, per
poi andare a comporre un racconto unitario, in grado di accompagnare il lettore lungo tutto il cammino. Ci evoca le suggestioni di Henry David Thoreau e, più da vicino, di David Le Breton: «Camminare, nel
contesto della realtà contemporanea, parrebbe esprimere una forma di nostalgia, oppure di resistenza. (…)
Favorisce l’elaborazione di una filosofia elementare dell’esistenza basata su una serie di piccole cose, induce per un momento il viandante a interrogarsi su di sé, sul suo rapporto con la natura e con gli altri, a
meditare su un’inattesa gamma di questioni».
Il 14 agosto l’arrivo a Otranto, non una data qualunque. Nello stesso giorno del 1480 ventimila saraceni attaccarono questa cittadina. Fu una strage. Dopo sette giorni di assedio, si contarono 813 superstiti; fu
offerto loro di salvarsi a patto che rinunciassero alla fede cristiana. Non accettarono e furono così decapitati. Oggi sono venerati come dei martiri. Tante ragioni per riflettere, rinunciare alla propria vita per
un ideale o per fede religiosa.
Il 15 agosto il commiato dagli amici con cui ha condiviso le tappe italiane. La seconda parte del cammino si sviluppa in “Terra Santa”.
Il 16 agosto Antonello Menne ha iniziato a camminare da Tel Aviv, in compagnia dei suoi figli, Luca e Chiara. Tel Aviv e poi Akko, il luogo in cui sbarcavano i crociati diretti a Gerusalemme.
Dodici giorni di cammino, passando da Nazaret, Monte Tabor, Lago di Tiberiade, Cafarnao, il deserto in Cisgiordania fino a Gerico, prima della grande risalita verso Gerusalemme.
Sulle tracce di Gesù “storico”, sui luoghi della sua vita terrena, dall’interno del conflitto.
Il Diario raccoglie la tensione ma anche la gioia di tanti incontri. Si parte con un’idea e si ritorna con i pensieri capovolti, si fa esperienza di conoscenza alla fonte. Le ragioni degli arabi e quelle degli ebrei. La
sofferenza di molti cristiani sempre più relegati e isolati.
Camminare a piedi sui luoghi del conflitto per capire il senso e la forza di una città, Gerusalemme, definita “santa” ma anche fonte di contrapposizioni e ostilità. Non è facile vivere dal basso, con cuore aperto, nello
Stato di Israele. Il conflitto entra nel ritmo della giornata e ogni passo assume il valore di una conquista. Nel Diario viene raccontata, con la scansione del cronista, la sequenza di questo conflitto quotidiano, dal passaggio nei checkpoint all’ingresso nel Muro del pianto. Fino a fare propria l’aspirazione di David Grossman: «Una parte della tragedia di Israele oggi e che, nonostante ciò che abbiamo compiuto in modo miracoloso, Israele non è diventato la casa che bramavamo. È piuttosto una fortezza, non una casa. Il mio desiderio per il mio Paese, per la mia famiglia, per i miei amici, per me, è che possa diventare una casa».
Questo è possibile, annota Menne, ciascuno facendo la sua parte e rivedendo un pezzo delle proprie convinzioni e posizioni. Ma, in primo luogo, predisponendosi con cuore aperto, perché -con le parole del
Cardinal Martini – “non si può parlare di Gerusalemme senza amarla”. Diario o breviario laico per ripensare, passo dopo passo, sulla scia di una tradizione millenaria.
