
Roma: famiglia morta in un appartamento a Pietralata. Ipotesi omicidio-suicidio
Ritrovati i corpi senza vita di una coppia e della loro bambina in un appartamento nel quartiere romano di Pietralata. L’ipotesi è quella di omicidio-suicidio. Ritrovate alcune lettere nell’abitazione. La coppia si trovava in gravi difficoltà economiche.
Ieri a Roma, in un appartamento del quartiere di Pietralata, sono stati ritrovati i corpi senza vita di Luca Abbasciano, 42 anni, della moglie Valentina Pambianco, 41 anni, e della loro figlia di 5 anni, Bianca. Dai primi rilevamenti l’ipotesi è quella di omicidio-suicidio, anche sulla base di biglietti, circa una dozzina, lasciati nell’abitazione, uno dei quali dice “Da soli non ce la facciamo“.

Il quartiere romano di Pietralata
Anche se i fatti risalgono probabilmente a domenica, l’allarme è stato dato ieri intorno alle 13, in seguito alla segnalazione di un familiare che non riusciva a mettersi in contatto con la coppia e ha chiamato i soccorsi che, giunti sul posto, hanno forzato la porta, trovandosi davanti i corpi dei tre e del loro cane. Ritrovata anche una pistola, regolarmente detenuta in casa da Abbasciano. Ora sarà il test dello Stub (che prevede il prelievo di tracce di polvere da sparo da un corpo, soprattutto dalle mani) a indicare chi ha sparato.
La coppia si trovava da tempo in gravi difficoltà economiche, anche relative al prendersi cura della figlia, gravemente disabile. Abbasciano lavorava nell’ambiente dell’informatica, mentre la moglie, pur avendo avuto esperienze lavorative, dal 2020 si avrebbe deciso di dedicarsi solo alla famiglia, soprattutto per le condizioni della bambina.

Massimiliano Umberti, presidente del IV municipio di Roma, ha poi confermato che “La famiglia trovata senza vita nell’appartamento a Pietralata era seguita dai nostri servizi sociali, la figlia era disabile grave. Persone per bene, che lottavano da anni. La mamma non si era mai rassegnata. Ancora non sappiamo la dinamica di quanto accaduto ma tengo a precisare che non si tratta di una situazione di marginalità e nonostante noi, come amministrazione, li avessimo in carico, nonostante fossero seguiti anche economicamente, non è bastato. Oggi c’è tanto rammarico e soprattutto, disperazione perché di fronte a determinate questioni non abbiamo una soluzione“.
Umberti ha poi aggiunto: “Non conoscevo personalmente i due genitori, ma da quello che sappiamo, dalle prime cose che mi hanno detto i nostri uffici, è che comunque è sempre stata una lotta per l’accettazione di questa cosa. Non so se oggi non ce l’hanno fatta più. È un dramma. Come istituzione, sicuramente saremo presenti ai funerali. Il più grosso male che c’è oggi, secondo me, è proprio che di fronte a determinate problematiche non si riescono a dare delle risposte più efficaci. Perché non se ne ha la possibilità“.
