INFRASTRUTTURE: MAURIZIO GASPARRI LANCIA LE PROPOSTE PER L’ITALIA

Ieri si è svolto alla sala Zuccari al Senato il convegno sulle infrastrutture cui hanno partecipato il senatore Maurizio Gasparri, Alessandra Necci e Giuseppe Bonomi amministratore di Arexpo. Intervenuto anche l'amministratore delegato di FS Battisti.

Di Alessandra Pontecorvo

Si è svolto ieri nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica il convegno “Proposte per l’Italia: Sì alle infrastrutture, sì allo sviluppo” organizzato dalle Fondazioni Italia Protagonista e Lorenzo Necci, al termine del quale gli enti coinvolti (AREXPO SPA, ANCE, FERROVIE DELLO STATO E CONFINDUSTRIA) hanno presentato un documento di sintesi di proposte concrete da far arrivare al Governo.
“L’obiettivo dell’incontro – ha spiegato Maurizio Gasparri, presidente di Italia Protagonista – è quello di affrontare in modo concreto un tema di grande attualità e cercare di avviare un percorso fatto di proposte concrete che possano trovare una sinergia tra il mondo associativo, quello industriale e quello politico. Solo così, attraverso iniziative concrete come lo sblocco dei cantieri, il sostegno alle imprese, la sburocratizzazione e le altre indicazioni che ci sono arrivate dai nostri interlocutori l’Italia potrà finalmente ripartire”.
Per Alessandra Necci, che rappresenta la Fondazione intitolata a suo padre “le infrastrutture sono il collante delle civiltà. Senza investire in infrastrutture un Paese non ha futuro, parole di Lorenzo Necci, che noi cerchiamo di portare avanti dando un piccolo contributo al progetto globale. Di certo c’è che senza un progetto ‘Paese comune’ cui concorrano tutte le persone di buona volontà, non usciremo da questa impasse. È indispensabile ricostruire, ricominciare a pensare in termini di progettualità, di intermodalità, di Italia al centro del sistema Euro-Mediterraneo”.
Di primo piano i relatori che si sono alternati sul tema nel corso della serata. Giuseppe Bonomi, AD di Arexpo ha spiegato l’importanza e il successo della correlazione tra gli interventi di rigenerazione urbana e la dotazione infrastrutturale. “Nel nostro caso – ha dichiarato Bonomi – abbiamo avuto un vantaggio competitivo derivato proprio dalla presenza di una rete infrastrutturale molto ampia e articolata. La nostra area, che copre oltre un milione di metri quadrati, ha una fermata della metropolitana, una fermata dell’alta velocità ferroviaria Torino-Venezia e ci accingiamo a realizzare una ulteriore fermata ferroviaria sul passante ferroviario di Milano. Questo ha reso la nostra area molto più appetibile dal punto di vista del mercato e ha generato un incremento di valore notevole”.
Per Edoardo Bianchi, vicepresidente Opere Pubbliche dell’Ance oltre a sbloccare le opere pubbliche “È necessario scongiurare il rischio che il salvataggio dei grandi gruppi avvenga a discapito di tutte le piccole e medie imprese che lavorano a valle della filiera e che costituiscono l’asse portante del sistema italiano delle costruzioni. Così come è inaccettabile che la Cassa Depositi e Prestiti intervenga diventando un operatore del mercato delle infrastrutture, sarebbe concorrenza sleale perché sarebbe di fatto un aiuto di Stato.”
Fondamentale l’intervento di Gianfranco Battisti, Ad di Ferrovie dello Stato che ha annunciato un nuovo piano industriale delle Ferrovie , che sarà presentato tra qualche giorni e che prevede 58 miliardi di investimenti, di cui 9 già quest’anno, in cinque anni. “Questo piano – ha dichiarato Battisti – consentirà di creare 120 mila posti di lavoro di cui 15.000 diretti e inciderà sul Pil tra lo 0,7 e lo 0,9 per cento. Una leva fondamentale per lo sviluppo del Paese”. Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è senza dubbio, numeri alla mano, il principale player del trasporto su ferro in Italia e il primo gruppo industriale per investimenti nel Paese. “Nei prossimi cinque anni – ha proseguito Battisti – investiremo 39 miliardi di euro nel miglioramento del sistema infrastrutturale italiano, 13 miliardi di euro in nuovi treni regionali, autobus e alta velocità e 4 miliardi nella digitalizzazione del Gruppo. Il Gruppo conta di investire buona parte dell’intera cifra del Piano industriale al Sud. La relazione Roma – Bari collegata in tre ore e mezzo è una prima fase in vista del futuro collegamento in tre ore. Per Puglia e Campania c’è poi il completamento, entro il 2026, del nuovo collegamento Napoli – Bari in due ore. La velocizzazione dei collegamenti tra la Capitale e Reggio Calabria consentirà la riduzione dei tempi di viaggio di circa 30 minuti, si accorceranno invece di 60 minuti tra Bologna e Lecce. Anche in Sicilia, infine, la realizzazione degli investimenti sull’itinerario Palermo – Messina – Catania permetterà di velocizzare i collegamenti interni alla Sicilia (si potrà viaggiare tra Messina e Catania in 45 minuti invece degli attuali 70 e si risparmierà un’ora tra Catania e Palermo) e con il resto d’Europa grazie all’interconnessione con il corridoio TEN-T Scandinavo-Mediterraneo. Il rilancio del trasporto pendolari con un investimento di sei miliardi per 600 nuovi treni regionali, per le persone che ogni giorno scelgono il treno al posto dell’auto, è un altro importante pilastro del Piano industriale. I nuovi treni “Rock” e “Pop” , riciclabili per il 95% con una riduzione del 30% dei consumi energetici, saranno operativi dalla fine della primavera di quest’anno nelle regioni italiane che hanno sottoscritto con Trenitalia nuovi Contratti di servizio di lunga durata che permetteranno, entro cinque anni, il rinnovo dell’80% dell’intera flotta”.
Stefano Pan, vicepresidente Confindustria per la coesione territoriale è intervenuto per commentare le ultime novità presentate dal governo giallo-verde: “Quello varato ieri dal Consiglio dei Ministri (decreto “sblocca cantieri” n.d.r.) è un provvedimento molto corposo che affronta tematiche rilevanti. Accogliamo con favore l’attenzione che il Governo ha posto sul tema delle infrastrutture ma il fattore temporale è un elemento dirimente, quindi ci auguriamo che l’iter del decreto sia spedito. Noi ci aspettiamo che le norme contenute nel provvedimento incidano in maniera decisa sullo sblocco immediato dei cantieri perché siamo convinti che il rilancio delle infrastrutture sia il driver principale per rilanciare la crescita e incrementare l’occupazione. Abbiamo segnalato al Governo in maniera puntuale gli ambiti più urgenti dove intervenire, ora auspichiamo che le nostre proposte siano state accolte. Il Paese – ha aggiunto Pan – ha bisogno di infrastrutture, le imprese sono pronte e vogliono fare la loro parte di attori economici e sociali ma hanno bisogno di operare in territori connessi tra loro, nell’ambito di una comunità inclusiva in cui l’industria sia portatrice di benessere sociale”.
Non solo TAV quindi. Secondo tutti i partecipanti al convegno lo sviluppo di questo Paese non può prescindere dallo sviluppo delle infrastrutture, ferroviarie senz’altro, ma anche stradali e autostradali. Occorre un piano preciso e a lungo termine che tenga conto anche delle proposte e delle esigenze tanto dei grandi gruppi imprenditoriali, quanto delle piccole e medie imprese che operano nel settore delle opere pubbliche.
È stato detto più volte da tutti ieri: la Tav è un simbolo importante ma ci sono anche tanti progetti e opere ferme che vanno sbloccate con urgenza. Sono circa 600 le opere bloccate. “E’ evidente – ha concluso il Senatore Gasparri – la necessità e la strategicità di rimettere in moto le opere ferme perché l’Italia è storicamente cresciuta quando ci sono realizzate opere infrastrutturali”.

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