
Brescia: maltratta la moglie ma il Pm chiede l’archiviazione. La Procura si dissocia
Polemica per la decisione di un Pm di Brescia di assolvere un bangladese denunciato per percosse dalla moglie nel 2019 con la motivazione che farebbero parte del retaggio culturale dell’uomo. La Procura di Brescia si è appena dissociata dalle motivazioni del Pm. Critiche anche dalla politica.
Un pubblico ministero di Brescia ha chiesto l’archiviazione per un’accusa di maltrattamenti da parte di un uomo del Bangladesh nei confronti delle mogli, sua connazionale ma cresciuta in Italia, in teoria perché non sussistono prove.
A provocare la polemica sono state però alcune dichiarazioni del Pm, secondo il quale “La compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell’imputato sono il frutto dell’impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia della medesima, atteso che la disparità tra l’uomo e la donna è un portato della sua cultura e che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine”.
Tradotto: il marito ha picchiato la moglie perché tale comportamento fa parte della sua cultura.

Panchina creata per sensibilizzare sulla violenza contro le donne
La prima a criticare la decisione del Pm è stata proprio la denunciante, “Dove è la giustizia e la protezione tanto invocata per le donne, tra l’altro incoraggiate a denunciare al primo schiaffo? Oppure il fatto che io sia una bengalese tra le tante, mi rende di meno valore dinanzi a questo Pm?”.
La donna, che ha dichiarato anche di non aver mai avuto potere di decisione né di parola in famiglia per timore delle reazioni del marito, ha poi aggiunto: “Da quando avevo quattro anni ho vissuto a Brescia e nel 2013, dopo la morte di mio padre, i miei zii mi hanno costretta a sposare un cugino a cui sono stata venduta per 5mila euro. Avevo 17 anni, studiavo alle superiori, oppormi non è servito”.
Il Pm al centro delle critiche, da parte sua, si è mostrato fermo sulle sue convinzioni anche in aula: “Le condotte dell’uomo sono maturate in un contesto inizialmente accettato dalla parte offesa, che l’ha trovato intollerabile proprio perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono, interrompendo il matrimonio e rifiutando il modo di vivere delle tradizioni bengalesi delle quali, invece, l’imputato si è fatto fieramente latore”.
La sentenza finale è prevista per ottobre, e la denunciante si è costituita parte civile contro il marito. “Aspetto con fiducia la sentenza perché non posso pensare e credere che in una nazione come l’Italia si possa permettere a chiunque di fare del male ad altri impunemente solo perché affezionato a una cultura nella quale la donna non conta nulla e l’uomo può su di lei tutto anche porre fine alla sua vita”.
Subito dopo la donna, a dissociarsi e criticare le motivazioni del Pm è stata subito la stessa Procura di Brescia, con un comunicato dove afferma che “Ripudia qualunque forma di relativismo giuridico, non ammette scriminanti estranee alla nostra legge ed è sempre stata fermissima nel perseguire la violenza, morale e materiale, di chiunque, a prescindere da qualsiasi riferimento ‘culturale’, nei confronti delle donne”.

Roberto Calderoli
Reazioni anche dalla politica, con il ministro Roberto Calderoli che definisce “pericoloso” il messaggio del pm in una fase, in Italia, in cui “stiamo affrontando una battaglia culturale, oltre che normativa, per arginare questa strage”.
Anche la vicepresidente dell’Europarlamento, la Pina Picierno, ritiene “assurda” la richiesta di archiviazione, dichiarando che il Pm considera la “mentalità abusante e schiavista un retaggio culturale”, e chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di mandare degli ispettori in Procura.

Pina Picierno
Anche Eugenia Roccella, ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità nel governo Meloni, ha dichiarato “Da noi una donna non può avere meno diritti e tutele se nasce in una famiglia portatrice di una diversa cultura: l’appartenenza non può essere una condanna esistenziale”.
