Breve storia del Violino, protagonista della classica ed emblema del sentimento in musica

Nell’immaginario comune ai non-musicisti due sono gli strumenti più noti e ricercati: il pianoforte, amato per l’immediatezza che lo contraddistingue nel primo periodo d’apprendimento, e il violino.
Quest’ultimo è senza dubbio il più rappresentativo della musica classica, conosciuto innanzitutto per il suono romantico e intenso nonché per il naturale virtuosismo che lo connota nell’esecuzione di brani rapidi e complessi (basti pensare ai passi solistici delle Quattro Stagioni di Vivaldi).
La spontanea ammirazione nei confronti di uno dei protagonisti indiscussi dei concerti classici si fonde a un istintivo timore nel momento in cui proviamo a suonarlo (infatti i risultati potrebbero essere appena udibili per quanto riguarda la qualità del suono, o addirittura sgradevoli).
Insomma, il quadro che emerge da un primo approccio pratico è senz’altro difficoltoso, ma al tempo stesso suggerisce un’idea dell’incommensurabile fascino proprio di uno strumento così antico e importante per la storia della cultura occidentale.
Se tutti (o quasi) sanno citare almeno uno fra gli autori classici che hanno composto musiche per violinisti, pochissimi saprebbero descrivere il momento preciso in cui è nato il violino, così come i modelli che ne hanno ispirato la realizzazione.
In effetti non è possibile stabilire con esattezza da quali “antenati” sia derivato, persino se sia di origine europea od orientale: nell’ambito del Mediterraneo il riferimento più diretto è quello della lira ad arco (da non confondere con quella dei Greci), che troviamo ricordata in manoscritti e riprodotta in incisioni del IX secolo. Si tratta di uno strumento che presterà il nome anche ai costruttori di violini sino al secondo decennio del ‘500, quando questi ultimi erano definiti ancora “lireri”.
In Oriente, invece, fra i più significativi predecessori abbiamo il Nefer egiziano (che ricorda il violino per il lungo manico e il dorso della cassa armonica rigonfio), ma anche il Ravanastron indiano, ad una sola corda e suonato con un arco di bambù.
Guardando ad epoche più recenti è certo che al principio del XVI secolo il violino trovi il suo ascendente diretto nella numerosa famiglia delle viole, ma il suo nome non comparirà in Italia prima del 1562. Si tratta, non a caso, del periodo in cui vissero anche i primi costruttori di violini veri e propri (come Andrea Amati e Gasparo da Salò), fondatori di quella straordinaria scuola di liuteria consacrata quasi due secoli dopo dal genio di Antonio Stradivari e Bartolomeo Guarneri, le cui opere inestimabili continuano ad essere vendute ed esposte in tutto il mondo.
Contemporaneamente ai violini moderni della fine del ‘500 seguirà, non a caso, la prima fase di sviluppo della moderna tecnica del violino.
Da questo momento e per i due secoli successivi la scuola violinistica italiana sarà una delle più illustri protagoniste della scena europea, essendo stata animata da una serie di intramontabili personalità musicali le cui opere sono dei capolavori indiscussi eseguiti tuttora.
È necessario affermare tuttavia che i contributi imprescindibili alla storia di questo strumento siano provenuti anche da parte di artisti sconosciuti al grande pubblico di oggi.
Ad esempio, praticamente tutti ignorano il violinista bresciano Biagio Marini (1594-1663): eppure si tratta del primo interprete che abbia sperimentato esplicitamente degli effetti sonori tipici degli archi – come il tremolo – nonché il primo ad aver utilizzato le espressioni “Da Chiesa” e “Da Camera” per identificare i principali, due generi delle sonate per violino.
Il dualismo coniato dal Marini si consoliderà nel repertorio del collega Arcangelo Corelli (1653-1713), ben più noto interprete considerato uno dei massimi rappresentanti del periodo Barocco.
Fra i violinisti osannati nei due secoli successivi, cui si deve ancora oggi la fama mondiale del violino, abbiamo Antonio Vivaldi (1678-1741), il “prete rosso” famoso per le stagioni del Cimento dell’armonia e dell’invenzione ma anche per aver composto una numero impressionante di brani – di cui per violino circa 221 concerti solistici! – Giuseppe Tartini (1692-1770) –compositore della celebre sonata Il trillo del diavoloe naturalmente Niccolò Paganini (1782-1840), i cui indimenticabili 24 Capricci costituiscono ancora oggi il manifesto del suo ineguagliabile genio virtuosistico.
Bastano questi pochi (anche se giganteschi) nomi a far comprendere quanto l’Italia di oggi, tanto ostile alla musica classica, sia stata in assoluto la patria del violinismo, inteso come ideazione, sviluppo ed evoluzione di questo incredibile strumento dalla nascita sino alla nostra contemporaneità.

 

Sopra: un’immagine tratta dal museo del violino a Cremona.

 

Tag: violino, musica classica, violinisti, compositori, scuola violinistica italiana, liuteria italiana.

 

Giulia Dettori Monna

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