
Garlasco, legali Chiara Poggi: “C’è la certezza che Chiara vide i file di Stasi”
a Procura di Pavia, che da quasi un anno ha riaperto le indagini sul delitto di Garlasco, punta a portare a processo Andrea Sempio. Nel frattempo, i legali della famiglia di Chiara Poggi hanno depositato nuove consulenze per rafforzare le prove della condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della giovane uccisa il 13 agosto 2007.
La Procura di Pavia, che da quasi un anno ha riaperto le indagini sul delitto di Garlasco, punta a portare a processo Andrea Sempio. Nel frattempo, i legali della famiglia di Chiara Poggi hanno depositato nuove consulenze per rafforzare le prove della condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della giovane uccisa il 13 agosto 2007.
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno sottolineato l’importanza di chiarire le informazioni circolate nei mesi scorsi. L’ulteriore approfondimento informatico, effettuato con nuovi software, avrebbe permesso di acquisire “un dato di assoluta certezza”: la sera precedente all’omicidio, Chiara Poggi avrebbe aperto sul pc di Stasi la cartella contenente file pornografici catalogati per genere, visionando anche un file di anteprima. Secondo i legali, questo confermerebbe il movente del delitto e potrebbe contrastare eventuali richieste di revisione della condanna dell’ex bocconiano.
I consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti hanno evidenziato come l’analisi della copia forense del computer abbia ricostruito i movimenti della vittima: durante i dieci minuti in cui Stasi si allontanò il 12 agosto 2007, Chiara avrebbe aperto prima la cartella “militare” e successivamente altre cartelle e file di anteprima, dissipando dubbi su precedenti ipotesi. Le stesse analisi saranno ora depositate ai pm di Pavia, che potranno proporre un incidente probatorio con un perito terzo per cristallizzare le prove.
I legali hanno inoltre precisato che la cartella di un video intimo tra i due giovani non sarebbe stata aperta dopo una certa data, smentendo quindi la teoria secondo cui altri avrebbero potuto visionarlo.
Parallelamente, nel filone collegato delle indagini a Brescia, la Cassazione ha confermato il no al sequestro dei dispositivi dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. La decisione rigetta il ricorso dei pm, considerando troppo ampio l’arco temporale delle ricerche (11 anni) e l’assenza di parole chiave specifiche, che avrebbero reso eccessivamente invasiva l’analisi dei dispositivi elettronici.
I legali della famiglia Poggi hanno dichiarato: “Continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile a una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia”.
