Marocco: estratto morto il bambino intrappolato nel pozzo

Lo conferma una nota ufficiale dell’ufficio del protocollo del re del Marocco: “Il bambino è morto a causa delle ferite riportate durante la caduta”.

Questa storia inizia martedì scorso. Ryan si trova davanti casa a Tamrout, nel nord del Marocco, insieme al padre, che poi dichiarerà: “Lo tenevo d’occhio ma è sparito all’improvviso, non l’ho visto più e non avevo capito che fosse caduto lì dentro”.

Il bambino, mentre sta giocando, cade per 32 metri in un pozzo asciutto, largo meno di trenta centimetri, di proprietà della sua famiglia. Subito partono i soccorsi, inclusi molti volontari e vicini di casa. Uno di loro, Imad Fahmi, prova a calarsi nel pozzo, ma a causa del passaggio molto stretto deve rinunciare quasi subito. In seguito viene calato un telefono cellulare con la videoripresa accesa, il che permette almeno di capire che il bambino è ancora vivo.

Il giorno dopo arriva la Protezione civile, che riesce a far arrivare acqua, cibo e ossigeno fino a Ryan, che è ancora vigile e riesce a parlare con i volontari. Da qui iniziano i numerosi tentativi per riportare in superficie il bambino. Con alcuni grossi escavatori viene infine creato un tunnel perpendicolare al pozzo, all’altezza del punto dove Ryan è incastrato. Non è facile, perché il terreno è instabile e soggetto a crolli, e si teme che il bambino possa scivolare ancora più giù, a 60 metri. Nell’ultimo tratto i soccorritori scavano con le mani e, dopo quattro giorni di tentativi, riescono a tirare fuori Rayan, ma poco dopo muore per le numerose ferite.

I genitori, Khaled Oram e Wassima Khersheesh, che erano stati scortati in ambulanza prima che il bambino venisse estratto dal pozzo, hanno poi ricevuto le condoglianze dal re Mohammed VI.

Questa storia è stata seguita in diretta anche in Italia, dove molti l’hanno collegata quella, molto simile, di Alfredino Rampi, il bambino deceduto a giugno del 1981 dopo essere rimasto intrappolato per giorni in un pozzo artesiano vicino Frascati, nel Lazio. In seguito a quell’episodio, affrontato con una totale mancanza di coordinamento e di organizzazione da parte dei soccorsi, venne fondata la Protezione civile.

 

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