Omicidio Sofia Stefani, condannato all’ergastolo l’ex comandante Gualandi

L'omicidio Sofia Stefani avvenuto nel maggio del 2024 viene qualificato come omicidio volontario: per i giudici non fu un incidente. Alla famiglia della vittima riconosciuti risarcimenti elevati, mentre la madre richiama alle responsabilità collettive.

La Corte d’Assise di Bologna dopo nove mesi ha messo la parola fine al processo per la morte di Sofia Stefani, condannando all’ergastolo  Giampiero Gualandi,  l’ex comandante della polizia locale di Anzola Emilia. Per i giudici si è trattato di omicidio volontario pluriaggravato dal legame affettivo, confermando la ricostruzione della procura e respingendo le richieste della difesa, che aveva tentato fino all’ultimo di far passare il fatto come un tragico incidente. E’ caduta invece, l’aggravante per futili motivi.

La 33enne, con la quale Gualandi, 64 anni, intratteneva una relazione extraconiugale, venne uccisa il 16 maggio del 2024 all’interno dell’ufficio dell’uomo, con un colpo partito dalla pistola d’ordinanza dell’allora comandante.

Dopo sette ore di camera di consiglio, il collegio giudicante presieduto da Pasquale Liccardo ha confermato la responsabilità piena dell’uomo, pur escludendo l’aggravante dei futili motivi.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro tre mesi. Parti civili nel processo i genitori di Sofia, Angela Querzè e Bruno Stefani, difesi dall’avvocato Andrea Speranzoni e che non si sono mai persi un’udienza, con la speranza che i giudici di Bologna riconoscessero l’intenzionalità di Giampiero Gualandi nell’uccidere la figlia, il fidanzato della ragazza, Stefano Guidotti, difeso dall’avvocata Lisa Baravelli, e il Comune di Anzola, rappresentato dall’avvocato Andrea Gaddari, tutti presenti in aula.

“Quando c’è una sentenza di ergastolo e succedono delle cose di questo genere, la società ha fallito” ha detto la mamma Angela Querzè- Però per Sofia credo che fosse giusto avere giustizia. Mia figlia non c’è più, per noi il lutto prosegue e proseguirà per tutta la vita, ma credo che lei si meritasse giustizia e quindi che la sentenza sia giusta. Ci sono molte responsabilità, che sono state anche dimostrate durante il processo e credo che la sentenza sia giusta proprio perché Sofia non solo è morta in questa modalità violenta, con un colpo quasi diretto e sparato sul suo volto, ma anche perché nei mesi precedenti c’è stata una strumentalizzazione. Una manipolazione molto pesante solo perché lei, diciamo, cercava lavoro come tanti giovani ed era entusiasta di essere riuscita a vincere questi concorsi. La storia è davvero paradossale  sia per dove è successa, perché era un ufficio pubblico, sia perché lui era un comandante, era una persona che si definisce appunto, intellettualmente preparata. Quindi il paradosso è che alla fine abbia perso il controllo della sua dimensione di vita che era comunque finta. Il castello di bugie è caduto e Sofia se n’è accorta. Ha detto bene la procuratrice: Sofia ha incontrato un uomo sbagliato, come molto spesso succede a tutte le donne che muoiono in queste modalità atroci”.

Durante la fase conclusiva del processo, la procuratrice aggiunta Lucia Russo aveva usato toni inequivocabili, descrivendo Gualandi come un uomo capace di manipolare e mentire, non come qualcuno vittima di una fatalità, parlando dell’uomo come «l’ennesimo narcisista trasformatosi in assassino», chiedendo l’ergastolo poi accolto dalla Corte.

Secondo l’accusa, tra i due si intratteneva una vera e propria relazione “tossica”, segnata da dinamiche di controllo e squilibrio emotivo.

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