Palamara indagato, oggi nuovo interrogatorio della procura per il pm accusato di corruzione

Proseguono le indagini della procura di Perugia che coinvolgono Luca Palamara, il sostituto procuratore ed ex consigliere del Csm romano (classe 1969) indagato per corruzione. Oggi la Guardia di Finanza e i magistrati di Perugia hanno perquisito il suo ufficio in Procura a Roma, e confermano i nomi illustri di altri indagati che avrebbero favorito Palamara per eludere i capi d’imputazione a suo carico: fra questi, il pm Stefano Rocco Fava – il magistrato dell’esposto contro il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, da poco andato in pensione – e il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Luigi Spina.
Al vaglio degli inquirenti, al momento attuale, ci sono le intercettazioni telefoniche e i file contenuti in uno dei computer dell’ex consigliere del Csm.
Nel registro degli indagati, sempre con l’accusa di corruzione, sono stati iscritti inoltre gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, insieme al cosiddetto “imprenditore dei regali” Fabrizio Centofanti ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone, arrestato nel febbraio del 2018 per frode fiscale.
I primi due sono accusati di aver consegnato quarantamila euro a Palamara per favorire la nomina a procuratore di Gela – mai andata in porto, secondo le attuali dichiarazioni dell’imputato per un intervento diretto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – di Giancarlo Longo (arrestato nel 2018 per corruzione in atti giudiziari).
Inoltre al pm avrebbero corrisposto un anello da duemila euro per una sua amica (Adele Attisani) e una serie di altri “regali galanti” (soggiorni a Madonna di Campiglio, Taormina e Favignana, ma anche Dubai) destinati persino a parenti e conoscenti del magistrato.
Dai documenti delle indagini emerge appunto che tutti e tre avrebbero “corrisposto varie e reiterate utilità a Palamara, all’epoca consigliere del Csm, consistenti in viaggi e vacanze a suo beneficio”, dunque che Centofanti fosse in rapporti di stretta e illecita collaborazione con Amara e Calafiore.
Tale attività corruttiva
sarebbe stata messa in atto, secondo i pm di Perugia, per “fare in modo che Palamara mettesse a disposizione la sua funzione di membro del Csm favorendo nomine di capi degli uffici cui erano destinati Amara e Calafiore”.
Durante il primo interrogatorio, durato più di quattro ore, Palamara ha smentito tutte le accuse:
“I veleni della Procura di Roma si stanno abbattendo sulla mia persona, ma ho la tempra forte e non mi faccio intimidire. Sto chiarendo punto per punto tutti i fatti che mi vengono contestati perché ribadisco che non ho ricevuto pagamenti, né regali, né anelli e non ho fatto favori a nessuno”.

A sua discolpa il pm ha precisato di possedere tutte le ricevute dei pagamenti dei viaggi e di aver riservato il resto dei documenti al riguardo per stamattina, durante il prosieguo dell’interrogatorio.
Tuttavia, Palamara non è il solo ad essere coinvolto nella vicenda, perché con lui è indagato anche il consigliere del Csm Luigi Spina, le cui ipotesi di reato sono rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.
Spina,
autore dell’esposto al Csm contro il procuratore Pignatone, è accusato di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato ad eluderle fornendo atti e documenti.
Nell’avviso di garanzia ricevuto oggi dal magistrato si afferma che, in concorso con Palamara, egli avrebbe “violato i doveri inerenti la sua funzione e abusato della sua qualità”, inoltrecomunicando con l’imputato e rispondendo alle sue plurime e incalzanti sollecitazioni, gli rivelava come gli inquirenti fossero giunti a lui, specificando che gli accertamenti erano partiti dalle carte di credito dell’imprenditore Fabrizio Centofanti e si erano estesi alle verifiche dei pernottamenti negli alberghi, rivelandogli altresì alcuni retroscena delle indagini”.
L’intera inchiesta si colloca nell’ambito del complesso scontro tra toghe nella corsa alla procura di Roma dopo il pensionamento di Pignatone: la cordata di Palamara e Cosimo Maria Ferri (simbolo dei magistrati in politica in quanto sottosegretario alla giustizia nei governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni), sostiene il candidato di Magistratura Indipendente Marcello Viola, procuratore di Firenze avverso all’eredità Pignatone appoggiando il quale a Palamara sarebbe stato garantito il posto da aggiunto a Roma (un accordo per altro non rintracciabile nel voto espresso dalla Commissione per gli incarichi direttivi del Csm).
Nel frattempo proseguono gli interrogatori e si delineano sempre di più le caratteristiche di un’ennesima tangentopoli in ambito giudiziario.

 

Nella Foto: il pm Luca Palamara.

 

Giulia Dettori Monna

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