
USA: per lo staff di Trump c’è un attacco hacker per colpire la campagna elettorale
Secondo lo staff del candidato alla Casa bianca, Teheran avrebbe sottratto informazioni riservate I documenti sono stati inviati al portale Politico da un hacker sotto falso nome. Lo staff di Trump incolpa “Fonti straniere ostili agli Stati Uniti”.
Il team che segue la campagna elettorale di Donald Trump ha affermato di aver subìto un attacco informatico da parte di Teheran. Il fatto sarebbe avvenuto dopo che, a fine luglio, una fonte anonima aveva inviato al portale di Politico alcuni file riservati ottenuti tramite phishing (una tecnica illegale che consiste nell’inviare mail con dei link che, se attivati, consentono di accedere ai dati contenuti nel dispositivo).

Già dal mese scorso Politico aveva iniziato a ricevere email da un utente anonimo, che si identificava come “Robert”, contenenti quelle che sembravano essere comunicazioni interne di un alto funzionario della campagna elettorale di Trump.
L’hacker, nelle sue comunicazioni, affermava di avere “una varietà di documenti, dai legali e giudiziari di Trump a quelli relativi alle discussioni interne della campagna elettorale”.
Alla domanda, da parte dello staff di Politico, su come avrebbe ottenuto tali documenti riservati, l’hacker si è limitato a rispondere: “Ti consiglio di non essere curioso di sapere da dove li ho presi. Qualsiasi risposta a questa domanda mi comprometterà e impedirà di pubblicarli”.
Dopo aver effettuato le necessarie verifiche, Politico conferma che i documenti sono quasi sicuramente autentici. Tra l’altro, che qualcuno stesse tentando di hackerare la campagna presidenziale di uno dei candidati lo aveva già denunciato Microsoft venerdì scorso.

Qasem Soleimani
Lo staff di trump ha incolpato della violazione informatica “fonti straniere ostili agli Stati Uniti”, in particolare dei cybercriminali iraniani. Non ci sono prove di un collegamento tra teheran e questo attacco informatico, ma i repubblicani si appoggiano al report di Microsoft, che imputava all’Iran di aver condotto attività online per influenzare il risultato della campagna elettorale per le elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 5 novembre.
A luglio, tra l’altro, erano emersi rapporti secondo cui i servizi segreti americani stavano ricevendo prove e file che suggerivano come l’Iran avesse intenzione di uccidere Trump, come rappresaglia per la sua decisione di ordinare l’assassinio dell’ufficiale militare iraniano Qasem Soleimani nel 2020.
Non vi è alcuna prova di un collegamento tra questi file e l’attentato subito da Trump il 13 luglio scorso.

James David Vance
Tra i documenti inviati a Politico dall’anonimo hacker c’è anche un dossier di 271 pagine su James David Vance, candidato alla vicepresidenza per i repubblicani. Parliamo di file riservati riguardanti Trump che Vance, procuratore distrettuale di Manhattan, aveva ottenuto dal 2011 al 2019. Anche Stephen Cheung, portavoce del candidato alla Casa bianca, Steven Cheung, dichiara che l’attacco informatico è stato attuato per impossessarsi “illegalmente” dei file.

Julian Assange
La vicenda ricorda quella del 2016, quando i vertici del Partito Democratico subirono un attacco informatico prima delle elezioni presidenziali, che provocò la diffusione di email che documentavano i meccanismi interni del partito e la campagna di Hillary Clinton. I democratici, all’epoca, accusarono la Russia per la violazione. In seguito, molte delle email furono pubblicate dalla piattaforma WikiLeaks fondata da Julian Assange.
