Piano migranti e Ong: divergenze tra Italia e UE

Piano migranti e Ong: divergenze tra Italia e UE

Nelle scorse ore è stato presentato in Commissione europea un nuovo piano per la gestione dell’immigrazione, i cui sbarchi, secondo il Viminale, sono triplicati negli ultimi mesi. Ma ci sono divergenze tra i vari paesi dell’UE, che tra l’altro sottolineano l’applicazione del regolamento di Dublino.

La Commissione europea ha presentato di recente un nuovo piano per l’immigrazione, in seguito al Consiglio europeo di febbraio scorso. A presentarlo in conferenza stampa a Strasburgo è stata Ylva Johansson, Commissaria agli affari esteri. I due temi principali del documento, già in lavorazione prima del naufragio a Cutro, sono il coordinamento tra gli stati europei per le operazioni di ricerca e soccorso in zone Sar (Search and rescue, sotto responsabilità dello Stato di appartenenza) e l’aumento delle operazioni di Frontex.

Ylva Johansson

Tra i piani c’è anche “Un’efficace attuazione del sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (l’Eurosur, ndr) e una solida analisi dei rischi” e “Il maggiore controllo sarà garantito utilizzando infrastrutture all’avanguardia e una sorveglianza efficace, come telecamere e droni“. Si conferma così un ruolo centrale di sorveglianza da parte di Frontex.

Miglioramenti anche nella coordinazione dei soccorsi, come afferma la stessa Ylva Johansson. “Le lacune nella comunicazione e nel coordinamento tra le autorità, ad esempio nelle situazioni Sar, possono portare a conseguenze molto tragiche che dobbiamo evitare. I nostri fondi per gli affari interni e i fondi per la dimensione esterna sono fondamentali per tradurre in pratica l’attuazione della gestione integrata delle frontiere europee. Nei prossimi 6 mesi Frontex stabilirà una nuova strategia tecnica e operativa“.

Ora il piano verrà presentato al Consiglio europeo, ma ci sono delle divergenze tra i paesi, in particolare sul coordinamento e le responsabilità nelle zone Sar: “Nel Consiglio Europeo tra i leader dell’Ue non c’è consenso sulla questione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare” avrebbe dichiarato una fonte europea.

Inoltre, tra i 27 paesi europei ci sono disaccordi anche sulle Ong. Alcuni Paesi, come Germania e Francia, insistono sul riconoscimento del loro ruolo nel Mediterraneo, mantre altri, come l’Italia, sono convinti che la presenza di navi che possano soccorrere i migranti costituisca un fattore di attrazione per i trafficanti.

Giorgia Meloni

C’è poi la questione del regolamento di Dublino, che impone le politiche e la gestione di accoglienza al paese di primo approdo dei migranti. Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Austria, Danimarca, Belgio, hanno infatti presentato un documento per sottolineare l’applicazione di regolamento, che tra l’altro di recente è stato ricordato alla Premier Giorgia Meloni anche dal Primo ministro olandese Mark Rutte.

Il nodo centrale è l’aumento di migranti provenienti dalle zone della Libia (tale da far ipotizzare a Tajani e Crosetto che dietro ci sia la Brigata Wagner). Una questione difficile da risolvere alla radice, dal momento che Tripoli non ha controllo sull’intera nazione. Nell’est della Libia il potere è in mano a un altro governo guidato da Fathi Bashagha (Anche se l’effettivo leader è il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale di Liberazione Libico), con sede a Tobruk, non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Secondo i dati del Viminale, gli sbarchi sono triplicati negli ultimi mesi, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, arrivando a 20mila migranti. Con un picco tra il 9 e l’11 marzo scorsi.

 

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)