Il Tar chiude alla Sea Watch il porto di Lampedusa. Vince il decreto sicurezza bis

Il Tar chiude alla Sea Watch il porto di Lampedusa. Vince il decreto sicurezza bis

Il Tar del Lazio applica il nuovo decreto sicurezza bis, respingendo il ricorso della ong. La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa protesta. Salvini:"mandino pure i caschi blu, il commissario Basettoni, Pippo e Pluto, ma barconi non ne arrivano"

Continua il il braccio di ferro tra la ong redesca e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ma il Tar del Lazio ha respinto il ricorso urgente presentato nei giorni scorsi dalla Sea Watch e il decreto Sicurezza bis inizia a produrre gli effetti sperati dal Governo. Intanto la Sea Watch insiste nel chiedere di sbarcare sull’isola i naufraghi dopo essersi rifiutata di riportarli a Tripoli, “porto sicuro” che le era stato assegnato dalle autorità libiche, e prosegue a sostare nelle acque internazionali a 16 miglia dalle coste di Lampedusa. Ora se l’imbarcazione violasse i divieti del decreto bis che il Tar del Lazio ha applicato, rischierebbe multe salate e lo stesso sequestro previsto dalla nuova normativa. Dopo lo sbarco di tre donne, due bambini e due uomini avvenuto lo scorso sabato insieme ad altri tre loro famigliari, avvenuta lo scorso sabato a Lampedusa, fatti scendere dalla Sea Watch per problemi di salute, è giunto il primo atto della magistratura italiana.

Infatti la Procura di Agrigento che è competente territorialmente proprio per i migranti che scendono sull’isola, ha aperto un’inchiesta contro ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina proprio a seguito di questo ultimo sbarco deciso a bordo della Sea Watch, ponendo sotto interrogatorio gli stessi naufraghi sbarcati per ricostruire la vicenda. L’indagine aperta dalla Procura di Agrigento potrebbe ora portare questa storia a nuovi sviluppi. Il decreto bis come si ricorderà, pone nuove norme più restrittive e severe contro l’immigrazione clandestina. Per questo l’ufficio del pm Luigi Patronaggio è stato oggetto di critiche del vicepremier Salvini, che nei giorni di guerre contro le ong fatte con direttive e contro direttive, si è scagliato contro il meccanismo del sequestro e del dissequestro attuato da “qualche magistrato”. Come è noto erano stati gli stessi magistrati di Agrigento infatti ad aprire un’inchiesta sulla Sea Watch, ordinando il 20 maggio scorso il sequestro probatorio della nave e poco dopo, cioè il 2 giugno stesso, il dissequestro, permettendo così al natante di riprendere la navigazione verso altre destinazioni.

Il ministro degli Interni Salvini insiste nel ribadire che:«al di là della discussione sulla Libia, ci sono tanti altri porti sicuri». Il porto di Tripoli non sarebbe sicuro come chiarisce il Consiglio d’Europa, con frasi che sembrano veri atti d’accusa, alle politiche anti ong e ai porti chiusi per le navi umanitarie messe in atto dal Governo italiano. «Sono molto preoccupata per l’approccio del Governo italiano sulla questione delle ong – ha affermato Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa – la Sea Watch, come le altre ong, sono cruciali per salvare vite in mare, specialmente dopo che i Paesi europei hanno lasciato un vuoto negli ultimi anni nella capacità di soccorso». E Matteo Salvini ha replicato:« Il parere del Consiglio d’Europa conta meno che zero per me». « Si arriva in Italia se si ha il permesso, le ong sono al di fuori della legge – ha aggiunto il vicepremier Salvini – questa Sea Watch è da giorni a zonzo per il Mediterraneo, sarebbe già arrivata in Olanda: è una nave olandese. In Italia con il mio permesso – ha chiarito il ministro degli Interni leghista – non arriva nessuno, possono mandare Caschi Blu, il commissario Basettoni, Pippo, Pluto e i Fantastici 4. Barchini e barconi non ne arrivano».

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