
Palazzo del Governatore di Parma. Dall’8 marzo al 5 maggio 2019 Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946/1961 Lo spaccato di un paese che cambia nello spirito della modernità
Gli anni 60 e il boom economico in una mostra fotografica a Roma a Palazzo Braschi. Nostalgia e ricordi di un'era indimenticabile che non c'è più
Di Alessandra Cesselon
Si è conclusa il 3 marzo 2019 una mostra fotografica sui generis ospitata al Museo di Palazzo Braschi a Roma. Era già in programma la successiva tappa a Parma dove, le suggestive sale del Palazzo del Governatore, ospitano questa interessante rassegna dal titolo accattivante: Il sorpasso: Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961. Fino al 5 maggio.
Chi non ricorda il famoso film di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, che ci mostra una miscela di vita dolceamara e che ha segnato un’epoca? Questa pellicola è divenuta simbolo ed emblema di una bella mostra di fotografie e filmati.
Fotografie che raccontano la storia di un’Italia che deve fare i conti col progresso. La ricchezza delle testimonianze e la scelta degli scatti, consente una visione articolata e a tuttotondo dei temi proposti. “Il sorpasso” è il film preso a simbolo di questo periodo e che, nel bene e bel male, ci somiglia. Il dolore e la fatica del dopoguerra, ma anche la gioia di ricominciare a vivere con quella sorta di emozionante modernità che contraddistingue soprattutto gli anni ‘50 e ‘60.
Le immagini scelte sono icone e simboli di un pezzo della nostra storia: le giornate al mare, le belle maggiorate, la fatica del lavoro, i divi famosi, i beniamini del ciclismo, la politica; tutto diventa parte di un caleidoscopio che ci identifica e, mirabilmente, ci rappresenta.
Dopo i drammi della seconda guerra mondiale e fino al boom economico degli anni ’60, vediamo un mondo allo specchio: un vero e proprio ritratto della nostra infanzia interpretato dall’occhio di fotografi indipendenti a volte magicamente geniali. Ma il punto di vista del fotografo è spesso di parte, oppure impietoso con alcune amare realtà che va a raccontare. Però a volte è proprio la fotografia che sublima e innalza anche la più umile delle scene, come un uomo nudo che lavora in miniera o la fatica delle mondine. Le prime emozioni della politica, i comizi, i cartelli degli scioperanti e poi tanta gente sulla spiaggia come per una grande festa. Non mancano i nuovi elettrodomestici e la mitica Lambretta, dove mamma, papà e bimbi si stipavano per andare in gita.
La foto artistica rende bello anche ciò che è drammatico e pone l’accento sulla nostra capacità di superare noi stessi.
Molti furono i fotografi sconosciuti che fecero scatti eccezionali, ma non mancano quelli che sono davvero personaggi famosi. Troveremo così scatti di nomi importanti come Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Cecilia Mangini, Federico Patellani, Caio Mario Garrubba, Pepi Merisio, Wanda Wultz, Tazio Secchiaroli, Ferruccio Leiss, Romano Cagnoni, Walter Mori, Bruno Munari, Italo Insolera, Italo Zannier, e tra gli stranieri i grandi Willian Klein, Alfred Eisenstaedt, Gordon Parks.
Un dopoguerra fatto di tante sfaccettature sociali e culturali che identificano un momento speciale e irripetibile della storia. Anche chi non ha vissuto quei tempi, guardando questa mostra, può abbandonarsi a un senso di nostalgia che supera e trascende la realtà e sublima con una vena di poesia anche gli aspetti meno belli di quel periodo, a volte tormentato, di passaggio verso la modernità.
La mostra, suddivisa in dieci sezioni tematiche che raccolgono più di 160 immagini, è curata con magistrale varietà e sensibilità narrativa dal professor Enrico Menduni dell’Università di Roma 3 e da Gabriele D’Autilia che ne analizzano con dovizia di particolari i contenuti nei testi esposti e nel catalogo di Silvana Editoriale e Istituto Luce Cinecittà.
Presenti anche delle video/installazioni realizzate con filmati dell’Archivio Luce, che completano il racconto di un periodo che inizia a essere dominato dal cinema e dagli audiovisivi. A Parma fino al 5 Maggio. Da non mancare.
